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Un Cambiamento da paura

Un Cambiamento da paura

Il cambiamento fa paura? C’è sempre un momento di esitazione prima di cambiare e lanciarsi in nuove imprese, in nuove esperienze, in nuove relazioni, in nuove sfide.

In genere il cambiamento, come tutto ciò che è nuovo, ci induce a fermarci un attimo per riflettere e valutare, a volte anche solo a colpo d’occhio, le forze e risorse in nostro possesso per affrontare o fare qualcosa che non abbiamo mai fatto prima e che perciò non conosciamo.

Non sappiamo ancora dire con certezza cosa faremo esattamente e come ci comporteremo, ma un istinto ci sa dare un feedback. È un feedback di pancia, di cuore, di testa?  Dipende da come siamo abituati ad orientarci e dalla nostra natura.

A volte però le cose si complicano. Il salto verso l’ignoto ci sembra troppo grande, i cambiamenti richiesti ci sembrano troppo numerosi e ci sentiamo come se ci venisse a mancare la terra da sotto i piedi, come se tutte le certezze che ci avevano sostenuto fino a quel momento, e ci avevano garantito margini di tranquillità e sicurezza, all’improvviso crollassero.

Quanto siamo disposti a perdere i nostri vecchi riferimenti e a rivedere tutto? Quanto tempo abbiamo per farlo?  Che garanzie abbiamo della riuscita?  L’ansia e lo stress salgono e la capacità di valutare che prima sembrava immediata, spontanea, ora viene meno. La visione si restringe e si accorcia e, non riuscendo più a vedere lontano, cominciano a farsi strada dentro di noi sentimenti strani e scomodi, d’incertezza e paura.

Si dice che la paura sia cattiva consigliera, la paura a volte ci fa scappare, altre ci immobilizza.

In realtà, la paura è un naturale sistema di difesa ed auto-salvataggio, è un sistema emozionale che scatta alla percezione di un pericolo. Grazie a questo meccanismo possiamo metterci in salvo.

Studi sull’amigdala, una struttura situata nella parte interna del lobo temporale mediale del cervello, hanno mostrato che non solo è preposta alla gestione delle emozioni e della paura, ma addirittura al riconoscimento del pericolo. Grazie a questo meccanismo, il corpo percepisce il pericolo ancora prima del cervello e quindi, prima ancora di pensare razionalmente a come comportarci, il corpo ha già una sua risposta, una sua chimica e le conseguenze sono già in atto. È un retaggio di difesa che ci proviene dalla dimensione istintiva, animale da cui proveniamo, ma ha una sua sana ragione d’essere.

In tempi di Covid-19, ci troviamo, sia a livello personale che lavorativo, sospinti verso cambiamenti imprevisti che ci portano fuori dalla nostra zona di comfort, a fare i conti con incertezze, paure, insicurezze.

Il modo di lavorare, i tempi, le strutture, gli strumenti utilizzati, le comunicazioni, le priorità di una azienda cambiano repentinamente. Inoltre, se siamo in ansia e sotto stress potremmo percepire pericoli ipotetici o immaginari, come reali, con conseguente stimolazione dell’amigdala che rilascerà ugualmente emozioni negative come la paura, con tutto quello che ne consegue.

Dunque, anziché farsi immobilizzare dalla paura, sarebbe opportuno guardare cosa la sta provocando, chiedersi quale sia il pericolo, vedere oggettivamente la sua natura e verificare se sia reale, ipotetico o solo immaginario.

Bisogna anche avere il coraggio di guardare sé stessi in profondità e scoprire se abbiamo o no risorse per affrontare questo ignoto e se non ne abbiamo abbastanza, verificare se e dove potremmo procurarcele, chi potrebbe aiutarci, vagliare le varie opzioni. 

Così facendo usciamo dalla zona della paura ed atterriamo in quella dell’apprendimento. Lì espandiamo la nostra consapevolezza, scoprendo noi stessi ed il nostro potenziale inespresso. Non è forse vero che, a volte, ci troviamo a far fronte ad un imprevisto, con risorse inaspettate e che neanche sapevamo di possedere? Da lì scaturisce un rinnovato senso di sicurezza e la voglia di acquisire strumenti nuovi, espandere la nostra Comfort Zone e crescere.

Il compito del coach è quello di rendersi strumento per sostenere questo tipo di processo in tutte le sue fasi, creando uno spazio esclusivo e protetto in cui il coachee può esplorare e mettersi in gioco senza i veri pericoli che si possono incontrare nella realtà.

In questo modo possiamo valutare noi stessi e le nostre risorse in tutta sicurezza. Aumentando la consapevolezza, potenziamo la nostra crescita personale ma anche quella della nostra azienda.  Acquisendo una visione più “pulita” della realtà, non più inquinata dai nostri filtri, dai nostri timori e dalle nostre insicurezze, saremo in grado di affrontare più serenamente qualunque tipo sfida o di decisione.

Saremo, così, noi stessi artefici attivi di un cambiamento che non percepiremo più come imposto dalle circostanze o come la perdita dei vecchi amicali riferimenti, delle certezze e sicurezze di sempre, ma piuttosto come un’opportunità di espansione e crescita.

Michela Cavalletti Dhingra
Michela Cavalletti Dhingra

Laureata in scienze politiche, si è dedicata per anni alla Formazione, allo sviluppo e alla crescita degli individui e delle organizzazioni, ed in particolare al Life & Business Coaching...

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